MAL’ARIA, Eraldo Baldini

Carlo Rambelli è un giovane laureato in medicina nato e cresciuto nel forlivese. Vive nella capitale, ripartendo un certo trantran borghese tra un incarico impiegatizio alla direzione generale della Sanità e la moglie, presente, amorevole. Tutto troppo tranquillo verrebbe da dire. E infatti, nei racconti di Eraldo Baldini, per chi non è nuovo a questa frequentazione, i momenti di piatta quotidianità sono preludio al concretizzarsi di un timore, ansie che montano. Dapprima lentamente, quasi insensibilmente, infine con accelerazione crescente il lettore è trascinato nella discesa agli inferi, verso l’emersione orrifica del male. Come ci suggeriscono le opere di Eraldo Baldini, la dimensione dell’inquietante alberga nel cuore e nella quotidianità degli uomini, indicandoci una vicinanza tutta da riflettere ad un luogo classico della nostra cultura. Nell’ANTIGONE, stimata la più filosofica delle tragedie greche, Sofocle arriva a dire che << Di molte specie è l’inquietante, nulla tuttavia è più inquietante dell’uomo che s’aderge >>, ove quest’ultimo, l’uomo che s’aderge, è il violento che si erge nella sfida all’essere. Baldini inquieta sul serio, e non soltanto per la verosimiglianza dei suoi racconti che spesso rileggono o prendono spunto da crudi fatti di cronaca. Impugnando una scrittura diretta e altamente divorabile, capace di avvinghiare il lettore sino alle battute finali, l’autore da buon antropologo rivisita, nel senso che “rifà visita a”, tradizioni, rituali, credenze, superstizioni sopite nella memoria collettiva. Baldini conferisce loro una nuova vitalità non semplicemente riproponendole ma appunto rimettendone in gioco la potente carica affettiva e simbolica con le paure specificamente contemporanee. Oggi “l’uomo nero”, invocando il quale si è terrorizzato i più piccoli per generazioni, assomiglia sempre di più alla nostra “ombra”. Il lato oscuro, da cui si rende possibile anche il dispiegamento della violenza e della follia, più o meno celato segue dappresso i nostri passi rischiarati dalla luce e dall’ordine dei discorsi del giorno. Tuttavia capita d’imbattersi in una certa resistenza interiore quando proviamo ad estendere questa considerazione ad alcuni soggetti in particolare. Nei racconti di “BAMBINI, RAGNI E ALTRI PREDATORI”, più che in altre raccolte, l’autore ci restituisce dell’infanzia l’altra faccia della medaglia, il lato cattivo dei bambini; al di là dell’immagine angelicata che ci siamo fatti di loro, forse per il bisogno atavico di credere ad una qualche bontà originaria dell’uomo. Non ci sono zone realmente franche. Della bucolica bonarietà delle campagne qui rimane ben poco. L’autore ci induce a pensare che la violenza, da sempre, non fa preferenze tra i luoghi quand’essi siano abitati dall’uomo. Va da sé che se l’inciviltà a tutt’oggi non risparmia i “cives”, i cittadini, è ancor più inverosimile pensare alla “provincia” di pochi decenni fa negli idealizzati termini di privilegiato terreno di coltura della Civiltà. Se questo è vero, allora nessuna espressione meglio di “GOTICO RURALE”, nemmeno la qualificazione di “noir”, potrà rendere questa compresenza di bene e male di dentro la vita rurale. Nei primi anni ’20 a Spinaro, tra Ravenna e Ferrara, un dramma taciuto serpeggia nella miserrima condizione e conduzione della vita agricola, tra acquitrini e risaie, zone paludose e desolazione. Malaria, molto probabilmente. Il tasso di mortalità soprattutto infantile ha subìto un’impennata preoccupante. Dal quartier generale del regime a Roma se ne sono accorti. Anche “Lui”, il nativo di Predappio, ne è venuto a conoscenza e non può permettersi che a fronte del piano di bonifiche intrapreso ciò continui ad accadere proprio nelle sue terre. Carlo Rambelli vi viene inviato controvoglia a far luce e rapporto sull’oscura vicenda. Il sospetto iniziale di una recrudescenza della malaria viene presto avvalorato. Carlo Rambelli potrebbe tornarsene a casa se non fosse per alcune morti più che sospette. E se non fosse per quegli incredibili occhi verdi di Elsa. << Carlo la guardava muoversi e parlare e si accorgeva che ogni suo passo, ogni espressione del suo viso, ogni linea del suo corpo erano carichi di fascino selvaggio, di animale eleganza, di sensualità. Come il suo odore. >>. Tanto basterà ad innescare una violenta passione e il risentimento di un rivale pericoloso, il tronfio e prepotente ras del paese Oreste Bellenghi. Le indagini si complicano. Una fitta coltre di superstizione e nebbia, interessi dei grandi proprietari terrieri e camicie nere locali, si traduce in omertà quasi impenetrabile per il protagonista. Ma MAL’ARIA non è solo un’aria insalubre e pestifera nutrita di nebbie, umidità, miasmi e anòfeli portatori del protozoo Plasmodium malariae. “Mala” aria è, anche e di più, un’aria cattiva, malvagia, che si addensa nelle selve acquitrinose e che uccide, talvolta per strangolamento, gli ignari sprovveduti malcapitati. Strega con mani dalle lughe unghie, dalle parti di Spinaro la chiamano “la Borda”. Ma questa è una vecchia storia per spaventare i bambini. O forse no.

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