LA CASA DEI LIBRI, R.Brautigan

Mi piace pensare che questa biblioteca o questa “casa dei libri” di R.Brautigan sia esistita per davvero. Vi avrei portato, con tutta la trepidazione di cui può uno scrittore in erba, le mie poche, sconclusionate, sudate, e per questo tanto più amate, cartelle. Sì, poiché questa non è una biblioteca come tutte le altre. A qualsiasi ora del giorno e della notte il protagonista di questo incantevole romanzo, non ammoscito dall’indifferenza del burocrate ma animato dalla convinzione di svolgere una missione, accoglie e registra meticolosamente le opere mano- e dattilo-scritte di improbabili e improvvisati scrittori (la giocosità e l’auto-ironia dell’autore vuole che lo stesso Richard Brautigan ci si rechi periodicamente per consegnare i suoi pezzi!). IL MIO TRICICLO, STORIA DEL NEBRASKA, I TUOI VESTITI SONO MORTI, MORTE ALLA PANCETTA, UFO CONTRO CBS, COLTIVARE FIORI AL LUME DI CANDELA IN CAMERE D’ALBERGO sono solo alcuni dei titoli che nessun editore pubblicherebbe mai ma che questa biblioteca sui generis e con regole proprie accoglie e custodisce affettuosamente. Il solo fatto di essere conservati e catalogati in questo archivio conferisce a dei sovente dubbi capolavori la dignità di entrar a far parte stabilmente del patrimonio letterario degli americani. Partecipe di questo spirito e animato dalla consapevolezza – o mera convinzione? – di offrire un servizio “alto” alla causa della cultura americana, il protagonista (il bibliotecario) ha fatto di questo luogo la sua dimora, tagliando fuori in questo modo pro e contro, ritmi frenetici e possibilità, del mondo esterno…finanche la vita stessa (in spagnolo “vida”)! Così sarà proprio Vida ad andarlo inconsapevolmente a scovare proprio colà dove si era imboscato, forse nel tentativo di proteggersi dalla vita pulsante di contraddizioni del mondo. E lo farà nell’unico modo possibile: consegnandogli il frutto delle sue fatiche, un libro contenente lo sfogo di una ragazza e del suo dramma personale. La sofferenza, paradossale, di un volto mesto e delicato, “botticelliano”, poggiato su un corpo dalle forme esuberanti e floride. << Le sue forme erano quanto di più perfetto l’uomo occidentale possa desiderare in una donna: il seno voluminoso, la vita sottile , i fianchi opulenti, le cosce lunghe, secondo i canoni di “Playboy”>>. Con cotanta sensualità, tuttavia, la testa di Vida non sente di aver molto a che fare; se le sue carni inducono pensieri libidinosi, i movimenti del corpo al contrario sono impacciati, “patologicamente” pudichi. Soprattutto da quel giorno che un tale in auto, intento ad apprezzarne le straripanti grazie, si è scontrato contro un treno, spirando poi fra le sue braccia. Ma è solo l’ultimo di una lunga serie. Il passaggio, mai inosservato, di Vida provoca capitomboli, rimbrotti di mogli, situazioni fantozziane ai maschi malcapitati nei paraggi. Assieme al suo libro, la sofferenza reale della nostra involontaria pinup, cioè Vida, verrà raccolta da questo bibliotecario cappellone che finirà, immancabilmente, per innamorarsene. E il colpo di fulmine sarà reciproco; così immediato, e tanto poco mediato da anticoncezionali, che di lì a poco i protagonisti di questa vicenda si ritroveranno in viaggio per il Messico ove una legislazione più permissiva consentirà a Vida di abortire il frutto di questa neonata relazione. Come se Vida fosse latrice di un sovraccarico di vita (per le sue forme “distraenti” e il contenuto del suo grembo), la morte (dell’incauto ammiratore e del proprio feto) sopraggiunge a ricostituire un equilibrio. La sovrabbondanza di vita che questa ragazza incarna costringerà, volente o nolente, il nostro eroe ad uscire fisicamente dalla “casa dei libri”, abbandonando così una certa forma di isolamento. Quell’isolamento che attende le migliaia di libri consegnati e archiviati per non essere mai letti o presi a prestito. Nell’edizione originale americana il titolo “THE ABORTION: AN HISTORICAL ROMANCE 1966″ indica precisamente nell’aborto quel che dovrebbe fungere da nucleo centrale del romanzo. Nonostante la ruvidezza del tema la dolcezza della narrazione non ne soffre per niente; l’ironia è sempre presente e l’incanto è il farsi poesia della prosa, pagina per pagina. Contaminazioni d’atmosfere da figli dei fiori e beat generation, antimilitariste e beatlesiane, un arcobaleno poetico che non poteva non piacere agli autori e interpreti di canzoni come “Strawberry fields forever” e “The yellow submarine”. E infatti nel 1972 John Lennon stesso decise di produrre un LP con Brautigan, “l’ultimo dei beat”, che legge i propri testi. Al lettore che s’avventurerà per queste pagine strepitose, voglio dedicare il messaggio (forse il post-it) che Brautigan lascia all’amico Frank: “entra pure – c’è un romanzo sul tavolo in soggiorno – leggilo. Torno fra un paio d’ore circa.”

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