NORDEST, Massimo Carlotto – Marco Videtta

Chi ha ucciso Giovanna Barovier? L’interrogativo, che compare già nelle primissime pagine, marca stretto il lettore fino alla fine, regalando di volta in volta l’illusione di aver finalmente capito, di aver levato la maschera all’assassino. Ma si tratta di illusioni per lo più depistanti e il colpevole, come in ogni giallo che si rispetti, viene di volta in volta identificato ora in un personaggio ora in un altro. Finendo col coincidere potenzialmente con ogni attore della tragedia, l’assassino si fa ad ogni pagina realmente imprendibile e monta il timore che alla fine rimarrà solo un sospetto diffuso ad investire tutti i protagonisti indistintamente. L’efferato omicidio inquieta ancor di più poiché turba l’apparente serenità di un anonimo paesino del Nord-Est, inserito in un contesto produttivo fino all’altro ieri fiorente e promettente. Ma poi tutto il libro manda in frantumi la convinzione diffusa che ad un certo benessere economico di un’area produttiva, e il Nord-Est è emblematico in questo senso, si accompagni in qualche modo un appagamento e una quiete sociale. Pagina dopo pagina emerge un lato oscuro di questa nostra terra per niente accidentale ma, al contrario, consustanziale ai suoi recenti fasti. E di questi si può anche morire, come è accaduto a Giovanna Barovier, brillante ed avvenente avvocata in erba. Saranno i pensieri, più riposti e non, del suo fidanzato e promesso sposo, anch’egli avvocato di luminose speranze, a tessere l’intelaiatura dell’intero romanzo. Anche su quest’ultimo s’abbatteranno i sospetti di una comunità disaggregata e ipocrita, di un cronista locale in cerca di visibilità, di un rivale in amore scornato e ossessivo. Un po’ alla volta però, e questo è uno dei risvolti essenziali, si profilerà lo scontro drammatico tra le generazioni. Da una parte quella dei padri, alcuni usciti vincitori, altri vinti, nell’impresa che ha fatto di questa zona “la locomotiva d’Italia”; dall’altra la generazione dei figli, destinataria di un patrimonio di valori e aspettative in contrasto con gli scheletri che emergono dagli armadi sepolti del nord-est e della sua mirabile crescita. Le indagini ufficiali delle autorità e quelle ufficiose condotte dal giovane avvocato, fidanzato della vittima, diventeranno così insensibilmente un’opera di scavo profondo nelle ragioni troppo a lungo taciute di un miracolo economico senza precedenti. Pur nel passaggio di testimone dalle vecchie alle nuovissime forme di intrapresa capitalistica si faranno sempre più chiare le ragioni per pensare ad una qualche continuità. Violazioni perpetrate ai danni del territorio, ricerca di profitti ad ogni costo, collusioni tra medio-alta borghesia imprenditoriale, studi legali, organizzazioni mafiose e malavitose di casa nostra e d’importazione, e molto altro faranno non solo da cornice ma anche parte del soggetto in un quadro sempre più fosco e noir. Se pure gli autori, dimostratisi profondi conoscitori di questa realtà locale, avevano in realtà di mira la provocazione di una riflessione spietata sul nord-est, il romanzo non sembra un puro pretesto per dire di altro. La suspense è sempre ad un livello molto alto e l’appassionato di romanzi gialli non ne rimarrà certo deluso. Dopo tutto quello che è stato fin qui detto molti di voi ne concluderanno che la sfortunata Giovanna B. non può essere stata uccisa per motivi puramente passionali. Ne siete davvero sicuri?? Vi lascio con questo tormentoso interrogativo.