PRATERIA, William Least Heat-Moon

William A. Quayle scrisse che << Benché la prateria sia la regione più tipica dell’America, gli scrittori americani si sono comportati con gran leggerezza nei suoi confronti >>. A percorrere le sue lunghezze e vastità in compagnia dell’autore, ci si accorge ben presto che la monotonia degli occhi è sconfermata ad ogni piè sospinto dalle sensazioni delle gambe. Distesa a perdita d’occhio su distese, solo apparentemente piatte, d’erba altissima dagli steli blu (“bluestem”), la prateria caratterizza il paesaggio della minuscola Chase County, sperduta provincia della provincia americana. Pressapoco coincidente col centro geografico degli USA, questa << porzione di semi-nulla >> al centro dell'<< ombelico della nazione >>, il Kansas, è un vero e proprio “buco”, forse dimenticato da Dio, certamente snobbato dal turismo. Proprio qui ove nessun viandante, impegnato a sfrecciare sulla meno trafficata U.S.50 in direzione East-West Coast, si fermerebbe mai, W.Least Heat-Moon ha sostato, taccuino e penna alla mano, per quasi 700 pagine! E allora si comincia ad intuire come “una porzione di semi-nulla” sia un quasi-non-essere solo per occhi che hanno smarrito l’inter-esse, l’essere autentico (-esse), il senso del dimorare/trattenersi, tra (inter-) le cose e i luoghi. Se questa contea può agilmente fungere da paradigma di ogni angolo “insignificante” di mondo, va altresì detto che un luogo può esser definito “un buco” solo dopo che ne abbiamo preventivamente svuotato la terra di interesse e Significato. Proprio per questo “PRATERIA” è un esperimento geniale e originalissimo. Passando attraverso acute osservazioni climatico-meteorologiche, geo-morfologiche, archeologiche, socio-economiche, agri-culturali, ecc., quest’opera restituisce ad ogni zolla e acro di terra la sua Storia. Una mappa sui generis generosa di meditazioni, citazioni colte, anedotti, materiale archivistico locale, vive testimonianze e molto altro dove le voci dell’autore e dei residenti si intrecciano con la voce silente dello spirito del luogo, il “genius loci”. Il tutto a ricostruire la lunga memoria di una, spesso drammatica, coabitazione di aspettative umane e indifferenza della terra, tentativi di adattamento e pretese di sfruttamento, cicli biologici ed eventi catastrofici. I discendenti del << popolo del vento >> (uno dei possibili significati di “Kansas”) sono ancor oggi chiamati a confrontarsi non solo con l’inospitalità di questa terra, le sue siccità, inondazioni e incendi, ma, come non bastasse, pure con la temutissima “vecchia Nell”. Qui i venti sono davvero sferzanti e quando il loro “girare”, “mutare”, “trasformare”, “ripetere e restituire” convergono nel participio passato di una voce spagnola, essi diventano il “tornado”. Per chiunque si farà trovare impreparato fuori dalle cantine-rifugio non ci sarà davvero riparo, se è vero che sotto la gonna della vecchia Nell, cioè sotto l’occhio del ciclone/tornado, si agita davvero di tutto! Tutto quel micro-universo della Chase County che l’autore da vero grafomane scandaglia e registra minuziosamente e in modo accattivante, centimetro per centimetro. Tre bar e un solo semaforo lampeggiante, truckdrivers e cowboy molto reali come Slim Pinkston, topi dei boschi e pioppi, bestiame da hamburger e maschie bionde allevatrici, battute di caccia al vituperato coyote. Recinzioni di siepi di Maclura pomifera (arancio Osage) a disciplinare una s-confinata prateria attraversata da scorribande di pionieri, avventurieri e altri predatori, dalle lotte “epiche” di Sam Wood contro gli schiavisti, dal passaggio degli uomini di Custer. Precisamente nella Chase County, la vegetazione boschiva cede visibilmente terreno all’incedere della prateria e alle falcate degli stalloni, segnando così l’inizio del Middle West e la propaggine orientale del leggendario Far West. La casualità qui c’entra poco; qualcuno avrà infatti di già fatto caso all’ultima frazione del cognome dell’autore. Essa rivela un legame e un forte sentimento d’appartenenza di W.Least Heat-Moon con le tribù pellerossa che anticamente popolavano questa terra, i KAW, o KANSAWS, o KANSAS (o una delle restanti 137 varianti del loro nome). In questo testo ispirato, la trascurabile realtà di una punta di selce e i macro-equilibri energetici si rivelano da ultimo interconnessi allo stesso modo dei circoli più piccoli o più comprensivi con altri circoli concentrici. Il finale è ovviamente mistico. A tutti coloro che desidereranno immergersi non solo nel genio ma anche nei sapori di questa contea, rammento che nella Chase County la birra è davvero vomitevole; preferitele quindi un ottimo whiskey “on the rocks”. E visto che, contrariamente all’uso diffuso, il ghiaccio non ha nulla a che fare con “the rocks” e per di più ha l’inconveniente d’annacquare il whiskey, vi suggerisco di seguire l’esempio dell’autore. Lasciate a rinfrescare dei sassi per un po’ in acqua fresca (meglio se di torrente). Appena saranno abbastanza freddi li potrete servire immersi in un bicchiere di ottimo bourbon…del Kansas.

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